L'ARTE DELLE GONDOLE E GLI SQUERI

La tradizione degli squeri è antica quanto Venezia, essendo questa città indissolubilmente legata all'acqua e quindi alle imbarcazioni per il trasporto di persone ed oggetti. "Barca xe casa" fu detto per secoli a Venezia.

Il loro nome deriva da uno strumento di lavoro, la squadra, detta in dialetto veneziano "squara". Inizialmente lo squero era il luogo in cui venivano costruite e riparate ogni sorta di imbarcazioni, dalle galere alle gondole, dalle grandi navi ai sandaletti. L'attività degli squeri, pur rimanendo importante, venne limitata dalla costruzione dell'Arsenale dove si concentrò gran parte dell'attività cantieristica veneziana, legata soprattutto alla costruzione delle grosse barche da guerra e da trasporto. Nel corso degli anni molti squeri sono scomparsi e altri sono stati trasformati a causa della notevole diminuzione dell'uso delle barche a remi. In questi ultimi anni l'uso della vetroresina al posto del legno ha ulteriormente aumentato la crisi di questo settore artigianale.

L'attività degli squeri ancora presenti nella città è legata principalmente alla gondola e in parte alle altre imbarcazioni a remi e a vela tipiche della laguna di Venezia.

Ancora oggi le gondole sono interamente costruite negli squeri da pochi artigiani che si tramandano l'arte da padre in figlio o da maestro ad apprendista. Lo squerarolo lavora a braccia apportando di volta in volta piccole modifiche, non essendovi progetti o disegni se non in casi particolari. L'esperienza, la maestria e l'arte necessarie per la costruzione di una gondola si acquisiscono attraverso molti anni di attività. Si diventa Maestro d'Ascia dopo almeno 36 mesi di lavoro e dopo aver sostenuto un esame.

La costruzione di una gondola può richiedere parecchi mesi e comporta circa 500 ore lavorative. Secondo Nedis Tramontin, nipote del grande Domenico, il record di velocità spetta al padre Giovanni, con l'operaio Alberto Mingaroni, che costruirono una gondola in sole 24 ore. Considerando che una gondola dura mediamente 20 anni, si può stimare che a Venezia servono circa 20 gondole l'anno. Lo squero è caratterizzato da un piazzale inclinato verso il canale o il rio per l'accesso delle barche, con alle spalle una costruzione in legno, detta tesa, ed è recintato

Su due lati. La tesa assicura un luogo di lavoro protetto dalle intemperie e serve anche da camerella (deposito degli attrezzi di lavoro). Spesso la zona contigua o anche la parte superiore dello squero è adibita ad abitazione del capo mastro squerarolo o del proprietario.

Gli squeri attivi nella costruzione della gondola sono oggi cinque. Lo squero Tramontin ad Ognissanti è il più antico in termini di gestione continuativa. La ditta Tramontin fu fondata nel 1884 dal maestro d'ascia Domenico Tramontin che fu apprendista nella più antica dinastia di squeraroli, i Casal. L'attuale titolare dello squero è Roberto Tramontin, figlio di Nedis, nipote del grande maestro Domenico. Nedis, che in questi ultimi anni ha limitato molto la sua attività nello squero, è stato il più geloso tutore delle tecniche di costruzione della gondola messe a punto dal nonno. Attualmente nello squero vengono prodotte non più di quattro ambitissime gondole all'anno. Lo squero Bonaldo ad Ognissanti confina con lo squero Tramontin e sorge laddove una volta era sito lo squero dei Casal. Come lo squero Tramontin gode di un'antica tradizione. Lo squero "Crea" alla Giudecca è uno squero relativamente giovane. Nato a San Pietro in Castello dove sorgevano i cantieri Celli, si è poi spostato alla Giudecca dove è attualmente sito. Titolare del cantiere è Gianfranco Vianello, detto "Crea", grande campione del remo, vincitore di diverse edizioni della regata storica. Nello squero, oltre alle gondole, vengono costruite tutte le imbarcazioni tipiche della laguna di Venezia. Lo scorso anno è stata costruita la più grande caorlina esistente, a 24 remi, su commissione di un Comitato cittadino di Caorle. La produzione annuale è molto elevata e nel cantiere lavorano giovani apprendisti. Questo cantiere è l'unico che consegna la gondola completa di tutti i suoi accessori, remi e forcole compresi. Crea è stato inoltre l'artefice dell'introduzione del compensato marino nella produzione di un certo tipo di gondole.

Lo squero Costantini - Dei Rossi alla Giudecca è stato aperto nel 1985 quando Stefano Costantini e Roberto Dei Rossi vi cominciarono a lavorare, sotto la guida di Corrado Costantini detto "Buranello". Seppur giovane, rispetta fedelmente la tipologia degli squeri caratteristici essendo dotato di due ampi tesoni e dello scalo digradante in canale. Insieme allo squero di Crea è l'unico in cui vengono prodotte, in modo significativo, altre imbarcazioni diverse dalla gondola.

Lo squero della Cooperativa Daniele Manin a San Trovaso è il più famoso, quantomeno come struttura. Nella forma, isolata dal contesto dei canali, ricorda un quadretto alpino, sottolineando come le più antiche e rinomate famiglie di squeraroli siano di origini montane (Cadore e Val Zoldana). I giovani delle valli che seguivano il percorso fluviale dei legni tentavano l'avventura in città come squeraroli, portando con sé la sapienza della trattazione del legno e l'elevata capacità carpentiera. Negli anni '50 capo cantiere dello squero fu il grande maestro d'ascia Giovanni "Nino" Giupponi. Negli ultimi anni nello squero hanno lavorato Gastone Nardo, discepolo di Tramontin, e il figlio Ettore. L'attività dello squero, come quella degli squeri Tramontin e Bonaldo è limitata alla costruzione e riparazione delle gondole.

Nel 1987 chiuse uno degli squeri storici di Venezia: lo squero Giupponi al rio del Ponte Piccolo alla Giudecca. Lo squero venne gestito fino alla sua chiusura, anno in cui venne prodotta l'ultima gondola, dal grande vecchio Giovanni "Nino" Giupponi. Nino è stato l'ultimo esempio di squerarolo di vecchia maniera di formazione empirica, capace di costruire barche di ogni forma e dimensione. Nella sua lunga carriera ha costruito imbarcazioni di tutti i tipi, tra quali la Disdottona della Querini, barca a 18 remi. Ha introdotto nuovi materiali nella costruzione della gondola e fu a volte in contrasto con Nedis Tramontin, fedelmente legato alle tecniche costruttive del nonno.

Accanto ai maestri squeraroli bisogna collocare anche Bepi Carli, il più famoso maestro "remer" di questi ultimi anni, eccelso costruttore di remi e forcole. Carli ha cessato di lavorare nel 1987. La sua attività è stata rilevata da Paolo Brandolisio. Nel 1797 gli artigiani remeri erano 176; attualmente, oltre a Brandolisio, remi di un certo livello tecnico vengono prodotti solo dalla ditta Spaziolegno a Castello.

Oltre agli squeri citati, in città esistono altri cantieri di dimensioni minori, dove l'attività è però limitata alle piccole riparazioni e al ricovero delle barche. La crisi del settore, che sembra non colpire solo gli squeri storici della città, è legata a diversi e complessi fattori quali la carenza e la precarietà degli spazi, l'elevata età dei maestri più titolati, l'elevato costo delle riparazioni e delle lavorazioni in legno, spesso sostituito dalla vetroresina o dal compensato marino (più facili da lavorare e meno costosi), il ridotto numero di maestranze specializzate e la legislazione che ostacola in varie fornite l'attività degli squeraroli. Un segnale di ripresa è rappresentato dal progetto di sviluppo di un polo per la cantieristica minore alla Giudecca, nel quale dovrebbe trovare ampio spazio anche l'attività di formazione rivolta ai giovani che vogliono avvicinarsi a questo difficile mestiere.

La gondola

La gondola è l'imbarcazione veneziana per antonomasia. Nel 1580 si potevano contare circa 10.000 gondole. Durante gli anni il numero di tali imbarcazioni si è notevolmente ridotto arrivando attualmente a poche centinaia. Secondo stime dell'Ente per la Conservazione della Gondola e la Tutela del Gondoliere, che si occupa di difendere l'imbarcazione simbolo della città di Venezia e Cattività ad essa collegata, in laguna sono attualmente presenti circa 500 gondole.

La caratteristica forma attuale della gondola è il frutto di una successione di modifiche tecniche graduali e quasi impercettibili, attuate generazioni dopo generazioni dagli squeraroli. Tali modifiche furono finalizzate principalmente ad alleggerire lo scafo senza comprometterne la solidità e la resistenza, rendendolo maneggevole e veloce. Verso la fine del 1600 si arrivò ad una forma simile a quella attuale. Il nero fu imposto dal Magistrato alle Pompe per limitare lo sfarzo eccessivo. Tra il 1800 e il 1900 avvennero le modifiche più singolari finalizzate ad agevolare la conduzione da parte di un solo rematore, accentuando l'asimmetria longitudinale dello scafo, e ad adeguare lo scafo al moto ondoso. Massimo artefice di tale cambiamento in quegli anni fu il maestro d'ascia Domenico Tramontin che fissò definitivamente le caratteristiche della gondola.

Durante gli anni inoltre si è perso l'uso del felze, cabina rivestita in panno nero, fornita di finestre laterali e finemente rifinita, che ospitava i passeggeri. Attualmente le principali caratteristiche della gondola sono rigidamente fissate. La gondola ha una lunghezza di 11 m, una larghezza massima di 1,42 metri e un peso netto di 350 Kg. La metà di destra è più stretta della metà di sinistra di 24 millimetri, conferendo una forma asimmetrica allo scafo. E' costituita da 280 parti tutte in legno e da alcuni pezzi in metallo, il più importante dei quali è il ferro di prua. Tale ferro, che pesa tra i 12 e i 15 Kg, con i suoi sei denti ricorda i sestieri in cui Venezia è divisa, con la lama uscente dalla parte posteriore l'isola della Giudecca e con la parte più alta il corno dogale. Il ferro assolve la funzione di mantenere in equilibrio l'imbarcazione. Anche l'uso, così come la forma e il numero delle gondole, è cambiato nel tempo.

Un tempo la gondola era utilizzata per molteplici attività quali il trasporto di persone in città o tra la terraferma e le isole, per diporto, per competizione e per rappresentanza.

Oggi la gondola è quasi esclusivamente destinata all'uso turistico, essendo nell'ultimo dopoguerra scomparsi gli ultimi barcaroli da casada al servizio esclusivo di famiglie facoltose. Attualmente a Venezia operano 404 gondolieri titolari di licenza, più una sessantina di sostituti. I gondolieri sono suddivisi in 10 stazi con le rispettive mariegore, zone di competenza dove vengono svolte le attività di nolo delle gondole e di traghetto. Gondole con forma simmetrica, più larghe e capaci delle gondole normali vengono utilizzate per traghettare le persone da una riva all'altra del Canal Grande. In questa attività sono impegnati 77 gondolieri, suddivisi in 8 stazi lungo il Canal Grande. Gli stazi di S. Tomà e S. Sofia, per la quantità di persone trasportate giornalmente, possono essere considerati due ulteriori ponti sul Canal Grande. Gli altri stazi in cui si svolge l'attività di traghetto sono quelli della Ferrovia, della Dogana, di S. Maria del Giglio, del Carbon, di S. Marcuola e di S. Beneto.

La costruzione di una gondola

La costruzione della gondola avviene attraverso alcune fasi ben definite. prima di iniziare la costruzione vera e propria è necessario scegliere accuratamente il legname che verrà utilizzato. Sono otto i tipi di legno che vengono utilizzati per la costruzione della gondola: rovere, abete, olmo, ciliegio, larice, noce, tiglio e ultimamente mogano. Il legname deve essere privo di difetti, avere una venatura regolare e una curvatura funzionale agli elementi che ne verranno ricavati. Dopo la scelta si procede alla stagionatura del legno che dura circa un anno. Tra taglio e stagionatura lo spreco di materiale equivale a circa la metà del quantitativo totale.

La prima fase costruttiva coincide con la predisposizione del "cantier" e delle "corbe". Si ancora una trave di legno lunga quanto la gondola al terreno. Su questa linea, denominata cantier, il costruttore imposterà la struttura della barca, che sarà costituita dalle 33 ordinate dette corbe e dai dritti dell'estremità denominati asta de pope e asta de prova. Le corbe sono formate dai sanconi, costruiti in olmo, che costituiscono l'ossatura dei fianchi della barca e dalle piane in rovere, che congiungono tra loro i sanconi due a due e che costituiscono la base della gondola.

In una seconda fase si costruiscono le tre ordinate fondamentali: la Il maistra de meza barca", la "maistra de pope" e la "maistra de prova".

Successivamente si sagomano e si mettono in opera i serci, le due tavole di rovere lunghe quanto lo scafo, del quale costituiscono le fiancate. La loro curvatura è ottenuta bagnandoli e riscaldandoli a fuoco, mediante fascina di canne di palude. I serci vengono fissati alle maistre e all'asta de prova e de prua. Si fissano poi le ordinate escludendo le quattro di prora e le quattro di prua.

Nella terza fase di costruzione della gondola il lavoro viene diviso tra due uomini: vino lavora a poppa e l'altro a prua. I serci da soli non sono in grado di ricoprire le parti più alte della poppa e della prua, a tal fine si preparano quattro pezzi di legno detti cimonelle. Si collocano i volti di prua e di poppa, cioè le ordinate a forma di "v" destinate al sostegno delle due estremità della barca. La struttura dei fianchi è così completata. Vengono poi sistemati il "sucheto da pope" e il "sucheto da prua", che ricoprono la gondola alle due estremità.

Nella quarta fase di costruzione la gondola viene rovesciata e appoggiata su due cavalletti, per poter lavorare il fondo dell'imbarcazione. Vengono bagnati e riscaldati i serci e per mezzo di puntelli di legno si piegano la prua e la poppa, in modo da conferire alla gondola la caratteristica curvatura. Per rinforzare lo scafo vengono aggiunte due tavole di abete dette copi che formano la parte inferiore del fianco, proprio sotto i serci. Si costruisce il fondo della barca e si piallano le differenze di livello tra i vari elementi. Si riempiono le fessure esistenti tra un pezzo e l'altro con della stoppa, al fine di impedire le infiltrazioni d'acqua.

Nella quinta fase di costruzione vengono eseguite le operazioni di rifinitura. Si inseriscono i soralai, quattro tavole di larice in cui il gondoliere poggia il piede mentre voga, e si costruiscono le travicelle di legno che proteggono i piedi di chi è in barca. Si decora la gondola, conferendole la dignità di una vera e propria opera d'arte e si dipinge la barca con cinque mani di pittura nera.

La gondola viene completata con la costruzione dei remi e delle forcole. I remi sono di faggio, usato per la sua leggerezza, e le forcole sono fabbricate in un unico pezzo di noce o di pero. Le forcole presentano una forcella d'appoggio per il remo a 40 cm dal bordo della gondola. La loro forma e dimensione e la loro collocazione sulla barca sono il frutto di una continua sperimentazione tesa al raggiungimento dell'equilibrio tra funzionalità ed estetica.

Tratto da: Associazione "Forum per la Laguna